Tradizioni

Il primo giorno dell’anno

Nei tempi passati, venivano offerti ai bambini che si incontravano per strada i cosiddetti mingons: castagne bollite (con la buccia, cioè le friole, o senza, péloïe) e frutta secca (soprattutto noci, nocciole e mandorle), e, successivamente, caramelle.
Sempre a Capodanno vi era l’abitudine di consumare il micòt, pane a forma di bambola, e i sansèt, a base di sangue di maiale zuccherato.
Per i bambini si preparava pure una torta con farina di granturco, con l’aggiunta di miele, mele, pere, uva secca, noci, mandorle e nocciole.

Il Carnevale

Un tempo, i giovani di Issogne bussavano alle porte di tutte le case la settimana precedente il martedì grasso per fare la qui’ta, vale a dire la raccolta di farina da polenta, salsicce, lardo, formaggio, fagioli e castagne: tutti ingredienti per le pietanze di Carnevale, che si preparavano in ogni villaggio ed erano distribuite alle varie famiglie.
La tradizione è ancora viva, anche se non si fa più la raccolta casa per casa. Il pranzo viene preparato nel capoluogo per tutte le famiglie del paese e il menù prevede ancora il seupé (minestra di riso e castagne), polenta con fagioli, salsicce, sanguinacci e formaggio.
Dal 1941 analoga distribuzione viene fatta a Fleuran, per le frazioni della cosiddetta “Rivière”, alla sinistra del torrente Bocoueil.

La Domenica delle Palme

La domenica precedente la Pasqua, i bambini e i ragazzi di Issogne portano a benedire in chiesa un ramo di alloro, o di ginepro o di ulivo carico di caramelle, arance, mele e uova (un tempo vere, oggi sostituite da uova di cioccolato), in segno di ringraziamento. La frutta veniva consumata a digiuno il giorno di Pasqua per preservare le persone dal morso dei serpenti, mentre i rami venivano bruciati in occasione di violenti temporali per preservare la casa e la campagna.

Le Rogazioni

Le processioni per chiedere tempo propizio per la campagna si svolgevano il lunedì, il martedì e il mercoledì precedenti l’Ascensione e avevano come meta gli oratori di Télén, Mure e Polésaz, in prossimità dei confini con i comuni di Champorcher, Champdepraz e Arnad. Vi partecipavano, dietro la croce, le maestre di scuola con gli alunni, le confraternite con le rispettive insegne (gonfalone, lanterne, bastoni e l’abito bianco, detto abeut), le donne e gli uomini, seguiti dai cantori, dai chierichetti e infine dal parroco.

S. Giovanni Battista

Il 24 luglio, seconda festa patronale delle frazioni della “Rivière”, è ancora viva l’usanza di benedire, nella chiesa di Saint-Solutor, mazzi di fiori di campo preparati dai fedeli con spighe, fiori di patate, artemisia, millefoglie, lauro, melissa, trifoglio e altri fiori. In caso di violenti temporali, il mazzo essiccato viene bruciato, tracciando con esso un segno di croce.
Un tempo si faceva anche, la sera, un grande fuoco, attorno al quale si cantava.

I fuochi di S. Pietro e Paolo

Un tempo, alla fine dei lavori agricoli primaverili, si festeggiava l’arrivo dell’estate bruciando le sterpaglie con grandi falò (bouderouïe) attorno a cui si radunava la comunità, in vari punti del territorio.
Oggi non vi è più l’esigenza di smaltire in tal modo i residui della pulizia di campi, prati e vigne, ma la tradizione delle bouderouïe non è stata abbandonata. Il falò principale viene organizzato ogni anno in località Kiva dai coscritti diciottenni, che iniziano in tal modo la loro settimana di festa.

Ognissanti

Alcune famiglie tengono viva una tradizione un tempo osservata in tutte le case la notte tra la festa di Ognissanti e la ricorrenza dei defunti. Ancora oggi, la sera, preparano tavola per i loro cari passati all’altra vita, i bons défunts, mettendo a loro disposizione, per un pasto notturno, caldarroste, vino, formaggio, pane e salsicce.

Messa di Mezzanotte

Delle numerose rappresentazioni sacre che nel passato accompagnavano l’anno liturgico, a Issogne è rimasta il suggestivo Presepe vivente, che ha per protagonisti, la Notte di Natale, i pastori, le pastorelle e gli angeli, questi ultimi impersonati dai bambini del paese. Tra gli altri canti vengono ogni anno riproposti il Dialogue des bergers e la Pastorala, canto in patois scritto nell’Ottocento dall’abbé Jean-Baptiste Cerlogne, che creano un’atmosfera di grande suggestione.