Storia

Il primo insediamento

L’uomo preistorico, che sicuramente ha percorso i sentieri di queste montagne a iniziare dalla fine delle glaciazioni quaternarie, iniziata circa due milioni di anni fa, non ha lasciato tracce visibili nel territorio di Issogne. Nei paesi Iscrizione romanalimitrofi le testimonianze di una frequentazione preistorica sono ben documentate attraverso i ritrovamenti di incisioni rupestri, di materiali litici e ceramici e di tombe.
I primi ritrovamenti databili, riferiti alla presenza umana, sono di età romana. Indagini archeologiche condotte nei sotterranei del castello nel 1972 hanno portato alla luce resti murari delimitanti una serie di vani contigui. Le strutture si impostano su un orizzonte di età tardo repubblicana, ma rimane il problema della datazione complessiva della costruzione, i cui scavi hanno fornito scarsi materiali di studio. Il pezzo più importante tra questi è una stele funeraria in marmo grigio, risalente al I o al II secolo d. C., murata sin dalla fine del XV secolo in una edicola del giardino interno del maniero. Si tratta dell’attestato di riconoscenza di tale Cassio Karico alla sua nutrice Cassia Prisca: D(iis) M(anibus) / Cassiae / Priscae / Cassius / Karicus / nutrici / beneme/renti. Indice di una provenienza “straniera” del donatore rispetto alla popolazione romana, sembra essere l’iniziale “K” del suo nome, inconsueta nell’alfabeto latino e possibile indizio di elemento autoctono.
Un’altra importante testimonianza della frequentazione della zona in epoca romana è data dal toponimo Fleuran, appartenente a una frazione della cosiddetta Rivière de Verrès, il quale potrebbe risalire a un prediale indicante la presenza di una villa residenziale (forse quella stessa rinvenuta sotto il castello) connessa a un fondo agricolo.

La signoria del vescovo di Aosta

La prima menzione in un documento storico della nostra località risale alla metà del XII secolo e sembra attestare la presenza a Issogne di una casaforte appartenente al vescovo di Aosta. In base agli ultimi scavi nella zona del castello, sappiamo che quest’edificio doveva occupare gran parte degli spazi della precedente costruzione romana.
Nella sua qualità di signore di Issogne, anche in ambito civile, il vescovo concesse intorno al 1255 ai suoi soggetti uno dei primi statuti valdostani, una sorta di regolamento di giustizia che stabiliva una serie di pene pecuniarie per alcuni delitti. Una particolare attenzione era dedicata al mondo dell’agricoltura, relativamente al quale si punivano i ladri di noci, uva e castagne, coloro che intorbidivano le acque destinate all’abbeveramento degli animali o che inclinavano verso le capre i rami in gemme degli alberi.
La giurisdizione del vescovo di Aosta fu varie volte contestata dai signori di Verrès (i De Verrecio), la cui competenza territoriale di estendeva sui villaggi della Rivière. La rivalità giunse al livello più alto nel 1333, allorché Aimoneto di Verrès attaccò la torre di Issogne, saccheggiando anche parte dell’abitato.

I signori di Challant

Estenuato dal burrascoso rapporto con i signori vicini, nel 1379 il vescovo Jacques Ferrandin decise di cedere la giurisdizione di Issogne al capitano Challant IbletoIbleto di Challant, signore di Villa Challand, Graines, Montjovet, Verrès e Châtillon, in cambio di beni siti a Charvensod. Fu questi a trasformare l’edificio vescovile in un vero e proprio castello, che sarebbe stato ulteriormente modificato – circa cent’anni dopo – da Giorgio di Challant, fino ad assumere l’aspetto attuale.
Il figlio di Ibleto (+1409), Francesco, divenne conte di Challant nel 1424 e morì senza eredi maschi nel 1442, scatenando una cruenta lotta per la successione tra le figlie e i loro cugini diretti. Tra questi ebbe alla fine la meglio Giacomo di Aymavilles, che divenne conte di Challant nel 1456.
Figura di spicco dei successivi signori di Issogne fu il conte Renato di Challant (ca. 1504-1565), figlio di Filiberto e di Louise d’Aarberg, la quale portò in doteRenato Challant alla famiglia la signoria svizzera di Vallangin e la baronia lorenese di Bauffremont. Barone di Aymavilles, signore di Châtillon, Ussel e Saint-Marcel, Issogne, Verrès, Virieu-Le-Grand e Coligny, Renato divenne personaggio tra i più prestigiosi della corte di Chambéry, assumendo le funzioni di luogotenente generale della Savoia e del Piemonte e governatore della Savoia e della Valle d’Aosta in un momento delicatissimo della vita del ducato, occupato dalle truppe francesi. La sua vita familiare fu, come quella politico-diplomatica, intensa e travagliata. La prima moglie, Biancamaria di Gaspardone (o Scapardone), appartenente a una ricca famiglia di Casale, fuggì dal castello di Issogne pochi mesi dopo il matrimonio, per nostalgia della bella vita milanese condotta nella giovinezza, e finì giustiziata nel castello sforzesco per aver commissionato un assassinio. La seconda moglie, Mencia di Braganza, cugina del re del Portogallo, dell’imperatrice e della duchessa di Savoia, si rivelò abile governatrice degli interessi del marito, nei lunghi periodi di assenza di questi, ma si lasciò morire di inedia per l’onta della fuga della figlia primogenita con uno scudiero del padre proprio la vigilia del matrimonio con un nobile trentino. Giovanni Federico Madruzzo – questo il suo nome – andò in sposo all’altra figlia, che, alla morte del padre, dovette combattere contro tutti (sorella e cugini) per conservare l’eredità. I suoi discendenti, fra cui si contano principi vescovi di Trento e il cardinale Carlo Gaudenzio Madruzzo, conservarono la signoria fino al 1696, anno in cui una sentenza riassegnò la successione del conte Renato ai discendenti dei suoi cugini maschi, i baroni di Châtillon.
Nel 1841, quando ormai la comunità si era affrancata da ogni dipendenza signorile, morì l’ultima contessa di Challant, la baronessa Gabriella Canalis di Cumiana, passando al secondo marito, Amedeo Passerin d’Entrèves, l’eredità di una delle più illustri e longeve famiglie nobili dei territori sabaudi.

Tra Sette e Ottocento

Nella seconda metà del Settecento la corte torinese, nell’intento di carta issogne ridmodernizzare le strutture istituzionali dello Stato, dopo la fine del feudalesimo, promosse il catasto dei beni immobili, l’organizzazione del territorio in intendenze e la formazione dei nuovi consigli comunali, caratterizzati dall’elezione popolare e dall’esercizio a turno, da parte dei consiglieri, della funzione di sindaco. In Valle quest’ultima novità viene introdotta con il “Règlement pour l’administration économique du Duché d’Aoste” del 1762.
Le riforme successive alla promulgazione dello statuto albertino non ottennero l’adesione in massa del popolo valdostano, in gran parte conservatore e molto legato alle tradizioni religiose. L’abolizione di alcune feste religiose e l’introduzione di nuove tasse spinsero alcune comunità della bassa Valle a ribellarsi contro il governo di Cavour. Iniziata a Champorcher il 26 dicembre 1853 e sostenuta da alcuni sacerdoti, l’insurrezione si estese ai paesi vicini. Nella notte stessa a Issogne un gruppo di insorti si impadronì delle armi della guardia nazionale conservate nel municipio e diede fuoco a una bandiera del Regno. Una messa per il felice esito della sommossa fu celebrata dal parroco Antoine Gorret, successivamento incarcerato nel forte di Bard, ma tutto ebbe fine entro pochi giorni.

Un periodo di epidemie e di guerre

Nel 1867 una epidemia di colera colpì duramente la regione, provocando oltre mille morti, 96 dei quali solo a Issogne, il cui lazzaretto fu allestito nel castello. Soldati prima guerra mond ridQuarantasei sarebbero state le vittime della febbre spagnola del 1918, per lo più bambini; particolarmente tragica fu la vicenda della famiglia Quey, che in meno di due settimane vide morire la mamma trentanovenne, due figlie adolescenti e una neonata.
Una grave crisi economica spinse, a cavallo dei due secoli, numerosi abitanti a cercare lavoro all’estero. Nel 1913 si contavano un centinaio di emigrati: un decimo della popolazione, composto dalle persone più forti e abili al lavoro.
La comunità subì gravissime perdite anche nel corso della Grande Guerra: tra il 1915 e il 1918 morirono infatti, caduti in combattimento o a seguito di infezioni causate da ferite trentatré giovani soldati nostri concittadini.
Analoga sorte toccò a numerosi soldati della secondo guerra mondiale, tutti molto giovani: nove dei dieci soldati di Issogne morti avevano meno di 30 anni. Il più giovane tra quelli che non tornarono a casa, fu il ventenne Ottaviano Ruggeri, nato in provincia di Bologna nel 1923 e disperso dal 1943, l’anno dopo essere partito per l’Africa.

La seconda guerra mondiale e la Resistenza

caduti ridLa costituzione dei primi nuclei di Resistenza in Valle d’Aosta è promossa da quelle forze autonomiste radicate nel mondo cattolico che nel corso del ventennio si erano raccolte nella Jeune Vallée d’Aoste e da nuclei di sinistra legati al mondo operaio.
Nella bassa Valle, una delle principali bande si forma a Issogne, in un ambiente in cui l’antifascismo ha radici profonde. In una riunione svoltasi il 27 novembre, alcuni giovani, tra i quali Martino Dublanc, i fratelli Vittorio e Mirco Borettaz, Aldo Dublanc, Attilio Cout, Aladino Cout e Mario Cout, decidono di costituire un primo nucleo armato, origine di quella che diventerà la seconda brigata Garibaldi (poi 176a).
Per la vita della banda fondamentale è il contributo della popolazione civile, che interviene per rifornimento di generi alimentari e vestiario, cura dei feriti e degli ammalati, raccolta e trasmissione di informazioni. Le armi sono strappate direttamente al nemico. Il 18 marzo 1944 dal presidio della Guardia nazionale repubblicana di Champérioux vengono prelevati un mitragliatore, tre mitra, 14 fucili, 70 bombe a mano e numerose munizioni.
Tra le principali azioni a cui partecipa la banda di Issogne vi è l’occuypazione di Verrès, il 1° maggio 1944: i partigiani scendono a Verrès dalla Valle d’Ayas, mentre da Arnad giunge anche la banda di Riccardo Joly. La popolazione di Verrès, raggiunta da abitanti dei paesi vicini, si riversa nelle case e forma un corteo lungo le vie del centro.
Talvolta la banda di Issogne opera congiuntamente ad altre formazioni partigiane: all’inizio del marzo 1944 interviene, attraversando il Col Finestra, a sostegno della banda di Perloz, attaccata da ingenti forze nazifasciste; a fine maggio raggiungere la Valle di Champorcher per contrastare un imponente rastrellamento; in luglio partecipa all’attacco al presidio delle SS di Brusson e, nel marzo 1945, alla battaglia che coinvolge tutta la bassa Valle.
Quasi duecento furono i caduti valdostani nella lotta di liberazione, fra cui i due capi riconosciuti, Emile Chanoux, leader politico autonomista e Pierre Lexert, carismatico capo militare.
Anche Issogne versò il suo tributo di sangue. Il 19 aprile 1944, Giovanni Battista Mussitelli, rientrato in paese dopo essere emigrato per motivi politici, viene sorpreso a Fleuran da una pattuglia di moschettieri delle Alpi e ferito mortalmente. Il 22 agosto seguente muore Martino Dublanc, stimato vicecomandante della brigata. In combattimento, cadono anche Mario Cout, Camillo Borettaz, Feruccio Foy e Giocondo Jacquin, mentre Aladino Cout muore nel campo di concentramento di Mauthausen.
[Da un testo di Roberto Nicco]